IL MOLISE TACE!
“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.
“adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”.
“non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”.
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”.
“Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”.
“Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.
(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)
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Rubrica CARTA CANTA, il Ponte, febbraio 2010
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Che senso ha citare pochi beni confiscati a qualche delinquente non regionale? Ce ne sono a iosa in tutte le regioni. Quale peso possono avere, per caratterizzare la società locale, alcuni colloqui in carcere tra ospiti di lunga durata, tutti nati e vissuti altrove? In tutte le carceri questo avviene e, con maggiore frequenza, in quelle dove albergano mafiosi e camorristi. … Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. Se, ci si riferisce, ad episodi singolari – sui quali la magistratura sta facendo luce nell’ambito dei propri doveri – intanto, si rispetti il lavoro d’indagine, non lo si condizioni e se ne aspettino le conclusioni nel giudizio. Prima di tutto ciò non si trasformino gli indizi in colpe, non si generalizzi estendendo a tanti quello che potrebbe essere stato comportamento improvvido di alcuni e, soprattutto, non si facciano consapevolmente, alla dignità e alla storia di un popolo, danni ben maggiori rispetto a quelli che deriverebbero dagli ipotizzati comportamenti delittuosi. Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.
(Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009)
“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”… “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”… “Non c’è stata prevenzione, non c’è stata un’organizzazione e una strutturazione per impedire e bloccare le prime presenze dell’organizzazione mafiosa, ma si è trasformata la politica in clientelismo, non per esaltare le vostre stupende potenzialità, ma per umiliarle, negarle, offenderle”.
(On. Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009)
“Non credete che voi siete immuni da queste parti sol perché noi abbiamo la sede legale di questa holding criminale, che è il clan dei casalesi. Nessuno è escluso. Noi abbiamo i morti ammazzati. Da voi si intrecciano i percorsi affaristici”.
(Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, Pietracatella, 5 dicembre 2009)
“La Tenenza di Mondragone ha dato esecuzione al provvedimento di sequestro di beni disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Collegio per l’applicazione di misure di prevenzione – su proposta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, in danno di un noto imprenditore casalese, D.G. (Diana Giuseppe, n.d.r.), operante nel settore della distribuzione del gas, nei cui confronti sono stati emessi nel tempo plurimi provvedimenti giurisdizionali (sentenze ed ordinanze applicative di misure cautelari coercitive). […]. Le regioni interessate all’esecuzione del provvedimento sono la Campania (provincia di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento), il Lazio (provincia di Roma, Latina e Frosinone), la Calabria (provincia di Cosenza ) ed il Molise (provincia di Isernia). […]. Il valore complessivo stimato dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 40 milioni di euro”. (Comunicato Stampa, Comando Provinciale di Caserta della Guardia di Finanza, 13 dicembre 2009)
“In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. Qui in Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”.
(Nicola Magrone, Procuratore della Repubblica – Tribunale di Larino, il Ponte, gennaio 2010).
Mafie in Molise, un argomento da affrontare
SETTIMANALE MOLISANO “IL VOLANTINO”, 8 agosto 2009
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”. In Molise, però, tutto tace. A nessuno interessa che in questa Regione ci siano questi criminali a svolgere i loro sporchi affari. Le classi dirigenti molisane non sono interessate a contrastare seriamente il fenomeno. Bisogna stare attenti anche alla forma da utilizzare per parlare di questi fatti. Si rischia la lesà maestà nei confronti della politica. E si rischia di essere accusati di definire mafiosi i molisani o di fare cattiva pubblicità. Le pesanti affermazioni del senatore Giuseppe Lumia (minacciato di morte da Cosa Nostra per il suo costante impegno antimafia) sono cadute nel vuoto. Nessuno ha voluto dare seguito alla grave situazione prospettata durante un incontro a Campobasso. Il silenzio, che serve a questi piccoli gangster per agire indisturbati, rende ancor più difficile l’azione contro le infiltrazioni criminali molisane. Questi piccoli uomini disonorevoli sono da molti anni in questa Regione. Trafficano, fanno affari, si arricchiscono. Le infiltrazioni già ci sono da diversi anni. Il problema ora è un altro. E’ mandarli via. Bonificare il territorio da questi delinquenti da quattro soldi. Eliminare il puzzo che segue i loro movimenti e le loro azioni. E solo un’opera comune può portare a questo risultato. Bisogna parlarne. Bisogna confrontarsi. La politica deve discutere seriamente di questi problemi. I cittadini devono essere consapevoli della gravità di questa situazione. Non si può affidare la lotta solo alle forze dell’ordine. Non funziona così. Il problema riguarda tutti, anche le future generazioni. Molto deve essere fatto per loro. Per il loro futuro. Lumia è stato chiaro: “adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Ma il Molise tace. Continua a rimanere in silenzio. Per l’ex presidente della Commissione Antimafia: “non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. […]. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute”. Per anni il Molise ha fatto finta di non vedere. Dobbiamo aspettare il morto, come a Duisburg (in Germania), o è possibile affrontare questo problema con serietà? Loro, in attesa delle decisioni delle classi politiche, continuano ad operare in silenzio. Molisani, sveglia.
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Lumia (Commissione Antimafia) sulle infiltrazioni in Molise: “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere”
“Il Volantino”, 25 luglio 2009
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Secondo Giuseppe Lumia, senatore e membro della commissione Antimafia: “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”. Il senatore Lumia, che vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia, è intervenuto a Campobasso in un incontro pubblico organizzato da Libera Molise e dall’Associazione Culturale “G. Tedeschi”. All’incontro era presente il coordinatore dell’associazione di Don Ciotti, il professore Franco Novelli, insieme al consigliere regionale, ex segretario della Cgil Molise, Michele Petraroia. Giuseppe Lumia si è soffermato molto sulla questione della presenza delle mafie in Molise. “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Ma qual’è, secondo l’ex presidente della commissione Antimafia, il primo grande dovere contro le mafie? “Fare prevenzione. Conoscere le mafie e impedire che possano radicarsi. E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il senatore siciliano Lumia mette anche in evidenza il ruolo del clan dei casalesi, già da molti anni “impegnato” con i suoi sporchi affari in Molise. “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “è un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati. Nell’Operazione “Piedi d’Argilla”, anche allora, quante vesti si stracciarono. Quanta indignazione per chi diceva attenzione, capiamo quello che sta avvenendo, denunciamo, preveniamo, riorganizziamo una dinamica pubblica diversa da quella che già allora cominciava a strutturarsi. Che era quella, appunto, del clientelismo sfrenato, dell’uso distorto delle risorse pubbliche, della confusione, del tentativo di infiltrare gli apparati, anche investigativi. Si perse una grande occasione, una grande opportunità. Un’altra operazione nel 2007. Quando la lezione non è ben digerita, ecco che ancora una volta appalti e smaltimento dei rifiuti. Poi ancora procedimento “Operazione Mosca”. Quando da San Giuseppe Vesuviano sono arrivati, già allora, dei clan vicini a Fabio Ciro, che è stato uno degli epiloghi dell’organizzazione della mafia dei casalesi. Raccolta e trasformazioni dei metalli ad Isernia. E qui la cosa è stata gravissima, perché si sono infiltrati proprio nelle industrie che facevano questo lavoro, con le discariche abusive. E ancora un procedimento, quello per ignoti. Addirittura il rinvenimento di 300 mila tonnellate di rifiuti in una cava a confine tra Campania e Molise. Anche qui segnali ben precisi. Quando l’autorità giudiziaria se ne occupa i fatti già si sono consumati. E, quindi, se non apri gli occhi di fronte a questi fatti consumati e così manifesti le responsabilità sono ancor più gravi. Sono responsabilità non tollerabili. Di portata devastante”. Cosa dovevano fare le classi dirigenti molisane? “Le classi dirigenti dovevano prevenire. Non l’hanno fatto. Le presenze ci sono già state nel passato e non hanno organizzato un controllo di legalità all’altezza di una difesa che bisognava fare nei vostri territori. Gli appalti sono stati controllati cantiere per cantiere? Si sono fatti i protocolli di legalità, quelli di nuova generazione? Si sono controllati a monte le imprese? Si sono visti chi forniva il cemento, il materiale? Chi faceva l’intermediazione? Si è strutturato un sistema di controllo a rete? Si è evitato quel mercimonio che porta alla moderna schiavitù, che è l’organizzazione del lavoro nero? Si sono accesi i riflettori sul riciclaggio, sugli investimenti? Non si sono fatti. Non mi risulta. Non li conosco. Si è sollecitata un’azione di prevenzione tecnica, quella che fa la cosiddetta misura di prevenzione patrimoniale, per sequestrare i beni alle organizzazioni mafiose che mettono piede nella vostra Regione? Non mi risulta. Tranne qualche piccola cosa, non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. Non penso che si sia fatto quel discorso di crescita della cultura della legalità. In cui il cittadino conosce bene quali sono i propri diritti e i propri doveri. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute. Dove utilizzare le risorse del terremoto per scatenare appetiti e clientele. Dove fare delle assunzioni clientelari, a partire dalla Regione, un metodo per conquistare il consenso, piuttosto che mettersi al servizio, in modo efficiente, per i bisogni dei cittadini e delle imprese. Gli esempi potrebbero continuare”. Senza dimenticare le responsabilità “delle classi dirigenti”, cominciamo tutti a guardarci allo specchio, per chiederci: “noi questa cosa che puzza di morte (e non solo), che umilia, che distrugge e che spezza i sogni e le speranze nostre e dei nostri figli, la vogliamo?”. Riassaporiamo tutti insieme “la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, come amava dire il giudice Paolo Borsellino, ammazzato da questi uomini per il suo costante e leale impegno. Onoriamo la memoria anche con i fatti.
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